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Pubblicato 02 Gennaio 2014 Visite: 2291
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26 dicembre 2013, il mio amico Rocco Salomone, architetto della RABATANALAB, ci racconta un prezioso tesoro archeologico che si conserva a pochi Km da Tricarico (MT).

Il video è stato realizzato per valorizzare, e quindi sensibilizzare la tutela di un tesoro culturale del nostro territorio.

Vi consigliamo la seguente lettura tratta Dal seguente link: LA PRESENZA ROMANA A TRICARICO

A Tricarico, in località "Piano della Civita", esteso pianoro alto m. 930 sul livello del mare e che domina la media valle del fiume Basento, e' ubicato un insediamento fortificato noto fin dal secolo scorso per la sua cinta muraria e per un tempietto le cui strutture si elevavano per almeno un paio di metri sul piano di campagna. Negli anni trenta le strutture murarie emergenti sul terreno furono sottoposte ad una sistematica espoliazione per i lavori di costruzione della vicina S.S. n.7 Appia; successivamente quanto ancora rimaneva degli edifici antichi fu ricoperto da un accumulo di pietrame ammucchiato dai contadini per liberare le aree col-tivabili dai materiali lapidei che si rinvenivano frequentemente e che rendevano difficoltose le arature. La località, sin dal momento della istituzione della Soprintendenza Archeologica della Basilicata, e' stata sempre oggetto dell'indagine topografica, grazie all'aiuto delle foto aeree, è stato individuato un sistema di tre cinte murarie, la più esterna delle quali, seguendo i bordi scoscesi e ripidi del banco roccioso elevato sulle campagne circostanti, racchiude tutto il vasto pianoro il cui profilo alti metrico degrada dolcemente da Est ad Ovest verso il Basento. Nella parte più elevata del terrazzo, che nelle foto aeree appare delimitata dalla cinta muraria più interna, nel 1973 e' stato liberato dalla fitta pietraia un tempietto di cui si sono rinvenuti due soli filari di blocchi, uno dei quali con cornice sagomata. Un'indagine di scavo condotta negli anni 198586 dalla Soprintendenza Archeologica della Basilicata e stata finalizzata da un lato alla delimitazione dell'abitato antico mettendo in luce la cinta muraria più esterna di cui si intravedevano tratti discontinui appena affioranti sotto una fitta boscaglia ed un continuo cumulo di pietre, e dall'altro alla esplorazione dell'area in cui sorge il tempietto. Sono stati ripuliti dal pietrame, senza tuttavia procedere all'esplorazione completa, circa 200 m. della fortificazione che, confermando quanto rilevavano le foto aeree, circonda con un enorme circuito ad andamento poligonale il pianoro della Civita sul lato Nord-Ovest. La struttura muraria presenta un paramento esterno pseudoisodomo, a grandi blocchi parallelepipedi di dimensioni molto irregolari, spesso disposti a chiave, sistemati in filari orizzontali sovrapposti e sfalsati tra loro per seguire il naturale pendio del terreno. Per raccordare i tratti orizzontali e colmare i dislivelli tra i filari, gli spigoli dei blocchi presentano scanalature fatte in modo tale da permettere incastri a gradino e gli spazi risultanti vuoti dalla sovrapposizione dei blocchi di dimensioni disuguali sono stati accuratamente colmati con rinzeppature. In un breve tratto si e' potuto riconoscere il paramento interno a grandi blocchi parallelepipedi simili a quelli del paramento esterno anche se meno accuratamente lavorati e l'emplecton, allo stato attuale delle ricerche, sembra costituito da un riempimento di pietre minute ed irregolari. In un saggio stratigrafico effettuato in un breve tratto del paramento esterno si è potuto verificare l'esistenza di 5 filari di blocchi, attualmente coperti da pietre e vegetazione, e di un euthynteria sporgente circa 10 cm. che poggia direttamente sul banco roccioso L'esplorazione del terrazzo più elevato della Civita, particolarmente attesa per la presenza del sacello che è finora il secondo esempio in Basilicata di tempietto di tipo italico su podio dopo l'edificio di Grumentum, è partita nel 1985 da una fila di blocchi squadrati e paralleli all'edificio sacro, dei quali si individuava appena l'allineamento sul piano di campagna sotto un cumulo di pietre alto circa m. 1.50, ed è continuata nel 1986. Asportata la pietraia sormontata da un fitto boschetto, è stato messo in luce un edificio che ha subito suscitato un grande interesse per le sue dimensioni, per la sua struttura, per la sua ubicazione nel terrazzo più elevato della Civita. La città di Piano della Civita, il cui momento più antico sembra finora databile allo scorcio del IV sec. a.C. o ai primi decenni del III a.c, si trova al centro di un comprensorio dove, nello stesso periodo in cui essa nasce e viene abitata, grandi centri abitati fortificati e santuari vivono una fase di espansione e poi conoscono un lento e progressivo abbandono che si completa nel corso del III sec. a.C. È il caso delle vicine città fortificate di Croccia Cognato, Serra del Cedro, Serra di Vaglio e del grande santuario di Garaguso. Nel territorio di Tricarico sono state individuate numerose ville le quali, nella maggior parte dei casi, presentano una continuità di vita che partendo dal IV sec. a.C. in concomitanza con la fase di espansione dei centri fortificati si spinge fino al IV-V sec. d. C., superando lo spessore cronologico degli edifici pubblici di Piano della Civita la cui esistenza termina nell'ambito del I sec. d.C. Tali insediamenti pur testimoniando con la loro durata la persistente vitalità della formula socio-economica basata sull'azienda agricola a conduzione familiare, luogo di residenza del proprietario e di lavorazione dei prodotti agricoli, nel contempo mostrano un tipo di popolamento numericamente intenso ed economicamente florido ma organizzato in micro-strutture produttive autonome. L'insediamento di Civita ha avuto sul territorio circostante una funzione politico-amministrativa e lo stretto rapporto col Santuario di Rossano abbia in qualche modo valorizzato tale funzione: la vicinanza topografica, il collegamento assicurato da una comoda viabilità ancora percorribile, la presenza tra i materiali epigrafici di Rossano di tegole riportanti i bolli oschi CE KAd rinvenuti in grande quantità a Tricarico tra i crolli che segnano l'abbandono dell'area e di epigrafi riportanti dediche che citano magistrati e strutture politiche coevi agli edifici di Civita, sono elementi che mettono in risalto in modo singolare l'insediamento di Tricarico. La sua funzione politico amministrativa costituisce una importante novità se si considera che alla fine del III sec. a. C. la Lucania devastata e ripetutamente saccheggiata dalle continue guerre che si sono svolte sul suo territorio quasi senza interruzione a partire dal 297-295 fino al 206 a. C. esprime un quadro in cui le sole realtà urbane sono le colonie di Grumentum, Venusia, Heraclea città federata e forse anche Metaponto.

 
Pubblicato 15 Ottobre 2013 Visite: 1772
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Pesce elettrico rilascia diverse scariche elettriche ad un gabbiano.Il pescatore ha preso una torpedine, un pesce elettrico. Provano a prenderla dalla coda ma il pesce si difende. I gabbiani dovrebbero rinunciare alla preda ma la fame ha la meglio sul dolore. L'entità delle scariche non supera i 60-80 volt. Essa dipende dalle dimensioni del pesce e dalla sua condizione fisica, e diminuisce quando le scariche si ripetono. Un pesce spossato da numerose scariche produce, toccandolo, solo un tremito e impiegherà parecchi giorni per riportare la tensione della propria batteria al livello normale. Le scosse sono più violente sott'acqua e più sensibili quando toccano contemporaneamente le superfici superiore ed inferiore del pesce. Le scosse più forti possono gettare a terra un uomo.

Reportage sulla piccola pesca jonica lucana presentato in occasione del convegno sulla Pesca sostenibile nell'ambito del 27° congresso nazionale della Federazione Italiana Cuochi. Il video è stato presentato dal dott. Gaetano Caricato e trasmesso in diretta streaming nell'ambito del Convegno dal titolo “I prodotti ittici - varietà, consumo e trasformazione” incentrato sulla pesca sostenibile, ed in particolare sulla valorizzazione dei prodotti ittici poco utilizzati nella cucine, ovvero il cosiddetto “pesce povero dei nostri mari”.

 

Il moderatore del Convegno è stato il giornalista Alex Revelli che ha abilmente gestito gli umori della sala aiutato dal noto gourmet di Alice, Marco Rossetti, autore, regista e conduttore televisivo del canale Alice su SKY. Ad avviare i lavori il prof. Giacomo Giancaspro (Vice Pres. Area Sud F.I.C) che ha invitato i partecipanti a confrontarsi con i massimi esperti della filiera: Prof. Paolo Caldana - Pres. Naz. Federazione Italiana Cuochi, Chef Marcello Leoni - Patron Ristorante LEONI - Bologna - 2 stelle Michelin, Dott.ssa Valentina Tepedino - Direttrice Eurofishmarket - Bologna, Dott. Giuseppe Palma - Segretario Generale Assoittica Italia, Dott. Rocco De Canio - Referente autorità di Gestione PEP Basilicata, Dott. Aniello Anastasio - Dipartimento Ispezione ed Igieni degli Alimenti - Facoltà Medicina Veterinaria Università Federico II - Napoli, Dott. Gaetano Caricato - Esperto dell'Agenzia Regionale Protezione dell'Ambiente per la Basilicata, Dott. Massimo De Salvo - Amministratore DE.RA.DO srl, Dott. Manuel Chiappetta - Ass.one di Coordinamento delle Imprese di Pesca del Litorale Tirrenico Lucano.

 
Pubblicato 26 Luglio 2012 Visite: 2949
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Il leone di Maria De Medici. 
L'artista e storico Gio. Paolo Lomazzo ricorda nel libro Trattato dell'Arte della pittura, Milano, 1584, come Leonardo avesse trovato "il modo di far volare gli uccelli" e "andare i Leoni per forza di ruote", intendendo per ruote degli ingranaggi.Si è visto che l'automa di Leonardo costituiva una allegoria politica dell'alleanza fra Firenze e il re di Francia. Questo è documentato da una affermazione di Michelangelo Buonarroti il Giovane, nella sua Descrizione delle felicissime nozze della Cristianissima Maestà di Madama Maria Medici, 1600, Scrive il Buonarroti:

"Nella testa della tavola di mezzo di quelle (del banchetto nuziale), per colmare la maraviglia, in aspetto fiero un Leone ebbe, che posando su li quattro piedi, allora, che a tavola elle si misero, prendendo moto, e sollevandosi in due, aprirsi il seno si vide, e pieno di gigli mostrarlo, convertendosi appresso in aquila da due fronti: concetto simile a quello, il quale Lionardo da Vinci nella Città di Lione nella venuta del Re Francesco, mise in opera per la nazion' fiorentina." Ricostruzione storica di Luca Garai - Compositing di Luca Caricato.

 
Pubblicato 09 Luglio 2012 Visite: 2061
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Bibbona (Livorno), 7 luglio 2012

Piazzetta Fonti di Bacco a Bibbona (in caso di pioggia Atrio del Comune di Bibbona) Conferenza a cura di Luca CaricatoDalla Vergine Delle Rocce una nuova rilettura delle opere di Leonardo.

 
Pubblicato 02 Luglio 2012 Visite: 4804
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Video su ipotetica scoperta di un Codice Da Vinci da parte di Luca Caricato, tesi di laurea 21 luglio 2006.
"La Vergine delle rocce" nasconde figure esoteriche. Tra cui un demone nel ventre della Madonna
E' lucana la scoperta del Codice Leonardo.
La verità è custodita nella tesi di laurea di Luca Caricato, discussa il 21 luglio del 2006

«LA FIGURA di Leonardo da Vinci mi ha affascinato fin da bambino» racconta il dottor Luca Caricato, «ma soltanto durante il progetto Erasmus, sono riuscito a soggiornare per un anno a Parigi (A.A. 2003-2004) per studiare da vicino alcune delle sue più importanti opere. Riuscendo, finalmente, a mettere in ordine una serie di ricerche ed osservazioni che fino ad allora avevo fatto con l'obiettivo di dare una risposta ad un quesito che, come pittore, mi ponevo da molto tempo: perché Leonardo faceva degli "errori" grossolani nei suoi quadri?».

 

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