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Pubblicato 26 Febbraio 2015 Visite: 1196
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L'insonne - PROMO from Giorgio Beltrame on Vimeo.►L'Insonne compie 20 anni e festeggia con un albo speciale di 96 pagine uscito in occasione del 9° Insonne Day festeggiato in quel di Lucca Comics & Games 2014.

Disegnatore di DIABOLIK ed autore de L'INSONNE, Giuseppe Di Bernardo mi dà l'onore di presentare un personaggio dei fumetti che amo tantissimo: Desdemona! Buona lettura ragazzi!

"Desdemona attende la notte per giustificare la sua insonnia, lo fa seduta in maniera provocante ma mai volgare. Parla al microfono di Radio Strega per cercare le voci di chi chiede aiuto e per farlo aspetta la notte. Io, dal canto mio, la chiamerei anche per non chiedere aiuto..."

Luca Caricato

L'insonne è un fumetto thriller che ha come protagonista Desdemona (Desdy) Metus, dj di Radio Strega affetta da una inspiegabile forma di insonnia. 

Principalmente le sue avventure si svolgono in Italia, in particolar modo a Firenze dove la radio ha la propria sede.
Il personaggio di Desdemona nasce nel 1994 grazie a Giuseppe Di Bernardo e Andrea J.Polidori.
Inizialmente viene pubblicata da una piccola casa editrice (Fenix, divenuta poi BBD presse) ma, purtroppo, dopo tre soli numeri  più un numero zero, l'editore chiude e L'insonne rimane nel limbo dei fumetti. 

 
Pubblicato 04 Febbraio 2015 Visite: 1414
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Casting per attori ed attrici per film lungometraggio dal titolo provvisorio "La Sorpresa" regia di Ivan Polidoro, produzione Movie Factory. Le riprese del film verranno effettuate a Potenza (PZ) nel mese di Maggio 2015.

Nello specifico si ricercano le seguenti figure:
- Ragazze e ragazzi di età compresa tra i 18 e i 25 anni
- Uomini di età compresa tra i 45 e 50 anni
- Donne di bella presenza di età compresa 30-40 anni

 
Pubblicato 16 Settembre 2013 Visite: 3729
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Davide Rondoni è menzionato nelle antologie tra i massimi poeti contemporanei. È anche scrittore e giornalista.

Le mie teorie su Leonardo da Vinci e la mia pittura sono supportate anche da un'attenta rilettura degli scritti apocrifi. La figura del Cristo, come ci spiega Davide Rondoni con il suo ultimo libro “Gesù - un racconto sempre nuovo”, non finisce mai di sorprenderci.
Lo scrittore, rifacendosi ai vangeli apocrifi e canonici, restituisce al lettore contemporaneo un'idea di Gesù, di Giuseppe, di Lazzaro, di Giuda ecc. più accessibile.
Mi definisco di cultura cattolica più che di fede. La fede è un “dono” che non è dato a tutti di avere. A volte risulto antipatico e polemico perché mi scontro con sacerdoti che mi rimproverano di non essere un cattolico osservante. Credo che le liturgie, salvo alcune eccezioni, siano diventate noiose. Si parla di un Cristo lontano dal nostro tempo, dai nostri luoghi e dalla nostra gente; insomma un Figlio dell'uomo lontano da noi.
Questo libro mi ha ridestato interesse per la figura dell'uomo più popolare della storia del nostro pianeta. Per la cronaca, un divertente sondaggio mette al secondo posto, dopo Gesù, Leonardo da Vinci. 
Il mio amico Davide mette in risalto il profilo psicologico dei personaggi facendoci affezionare a loro, all'amico di Gesù, ai suoi parenti, ai suoi apostoli e alle loro paure.
Ho chiesto ad Andrea Galgano di scrivere una recensione su questo libro per continuare a leggere, anche con gli occhi di un amico, di un poeta e di un uomo di fede un racconto che non finisce mai di sorprenderci. 
Luca Caricato

 

Andrea Galgano, giovane poeta potentino, critico letterario e docente di letteratura alla Scuola di Psicoterapia Erich Fromm di Prato è un caro amico di Davide Rondoni. 

«Chi è? E cosa vuole il suo sgangherato gruppo di amici che sfida il potere dei sacerdoti e abbraccia la disperazione della gente? Chi è quell'uomo che carezza la fronte degli ammalati, perdona i peccatori e piange per la morte dell'amico? Lo si vede discutere, cercare gli occhi di chi vuole ammazzarlo e il cuore di chi anela alla vita. Molti pensano di conoscere la sua storia, ma la vicenda dell'Uomo di Nazareth è uno dei due racconti a cui tornare sempre, come diceva Borges, per riflettere sul destino e sul senso. L'altro è quello di Ulisse. Forse questo nuovo racconto su Colui che spaccò in due la Storia non piacerà a una certa gerarchia e a una folta schiera di teologi e intellettuali, ma il viaggio di Gesù è qualcosa che si deve fare di nuovo. Con il fiato tra i denti, e il fuoco nel cuore».
Il nuovo romanzo di Davide Rondoni, uno dei più grandi poeti contemporanei,Gesù- Un racconto sempre nuovo, si snoda su questi punti nevralgici, abita i segmenti della storia, si sporge per scavare nel cuore e nel fiato dei personaggi.
Una memoria cinematografica che tra bagliori e accensioni, possiede l’approssimarsi dei volti e delle figure, si orienta, come se ripercorresse gli stessi luoghi e le stesse linee, attraverso gli uomini che sono stati investiti da Cristo, nella parabola che sceglie la sua vita per raggiungere anche l’ultimo brandello di luce risorta.
Un libro-rischio. Ma che in questa prospettiva dinamica e umana gioca la carta dello sguardo che prende in mano ciò che è «la conoscenza, attraverso un testimone umano, di cosa che umanamente non si può sapere: la natura di Dio e la vita di Dio, la natura del Mistero e la vita del Mistero» (Luigi Giussani).
Le pagine di Rondoni si confrontano con i Vangeli, come promessa (e proposta) per sé e per noi lettori, chiamati a una sfida che chiama l’uomo al fondo della sua domanda elementare e delle sue questioni.
Il bagaglio delle letture, degli studi, degli echi, delle soste su poeti contemporanei e non solo, rappresentano l’indizio e lo sfioramento a qualcosa che si impone, mai anteponendosi.
Lo scavo negli uomini che hanno incontrato, e in alcuni casi scontrato, l’Uomo di Nazareth, da Erode il Grande e Erode Antipa, fino a Giovanni il Battista, gli Apostoli, segnati come Andrea e Giovanni dall’ora del meriggio in una corrispondenza con la sommità del desiderio di bellezza, giustizia e verità, Pilato e sua moglie, Giuda.
Il mosaico delle donne, sensuali come Erodiade, convertite come un cielo dall’ombra come Maddalena o la moglie di Pilato che tenta di distogliere il marito dal condannare quell’uomo, rappresentano un volto storico vivo, una testimonianza, un gancio.
E ancora, l’indemoniato, il centurione, l’emorroissa «tutta coperta di vesti nere, fasciata e sudicia» che emerge «come un animale antico, con un mugolio rovinoso, il viso e la testa coperti dal telo nero orrido» e risale «dalla polvere mentre alcuni si scansano il poco che è possibile da lei, che alza e rotea lentamente il busto verso Gesù, mentre inizia ad aprirsi le vesti con le mani magre, macchiate di terra e di sangue», il paralitico o il cieco guarito che dopo aver visto nascere di nuovo il mondo nei suoi occhi cerca quel volto di Colui che l’ha guarito, roteando lo sguardo nel cielo bianco, per essere poi sollevato, stupito e divertito, o il tremore nudo dell’adultera che nell’attimo in cui sta per essere lapidata, ricorda l’esecuzione che ha visto da bambina assieme al padre.
I discepoli spesso non comprendono, rimangono increduli, ma sanno che lontano non è possibile andare, perché «Dio non ha scelto» scrive Rondoni «una schiena curva, una sottomissione. Una obbligazione. Ma un «sì» libero, detto a viso aperto a tutta la giovinezza di una ragazza. Un «sì» fragile e potente. «Non avere paura», aveva detto a Joseph una creatura di ombre e di luci nel sogno».
Ma Cristo, vissuto da Davide Rondoni, in queste pagine è lo schianto di una vita piena, l’altezza di una concretezza che ama le radici umane e il fuoco del cuore che si affaccia alla realtà per barbagliarsi di infinito.
Ci sono uomini colpiti e da lui avvinti, come Nicodemo o Giuseppe d’Arimatea, o lo stesso apostolo Giovanni, sperdutamente raccolto nell’abbandono.
In questo quadro di uomini, luoghi, volti, segmenti, alberi tagliati dalla luce, la “macchina da presa” dell’autore scende fino alla freschezza dell’evento.
Il lettore ne segue i passi, tenta scorciatoie per arrivare prima e vedere cosa accade, per incidere le ciglia fino allo stremo, come se ci si trovasse di fronte al pianto di Gesù davanti al suo amico Lazzaro nel grido di una morte vinta nella grande pietra smossa o persino nella ipotesi su Giuda Iscariota che non intendeva tradire Gesù bensì favorire un incontro con la classe sacerdotale per evitare lo scontro e accordarsi e chiudere, poco dopo, la sua esistenza tra i rami.
La nota dei paesaggi in questo testo è uno scenario di epifanie di luce. Scrive la storia nelle incisioni di acqua, nei passaggi di albe e tramonti, nel ricamo della città sorta nella preghiera come rosa incendiata, nel lago a forma d’arpa, come il sole che spacca l’aria. Prepara il suo transito a qualcosa, un prodigio, un segno, un mistero improvviso di aria sospesa. E infine le parole gridate in croce, come «fiori di stelle nella mente che esplode» alla fine di una goccia di grido e gloria, per un inizio vivo.
Andrea Galgano

 
Pubblicato 11 Settembre 2013 Visite: 3346
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QUADRI PLASTICI di Avigliano Retrospettiva. 1997 – 2013 In Mostra le immagini ufficiali e il back stage SPAZIO ESPOSITIVO IL SANTO GRAAL - VIA PRETORIA N.249 POTENZA 20 – 30 novembre 2013 APERTURA MOSTRA: MERCOLEDÌ 20 NOVEMBRE ORE 18,30

“Quadri Plastici. Retrospettiva 1997 - 2013” è una mostra fotografica che raccoglie gli scatti più significativi ed inediti dei Quadri plastici di Avigliano, dal 1997 ad oggi, ritraendo le immagini ufficiali dell’evento e le curiosità del back stage e delle fasi preparatorie. La mostra, nata dall’ iniziativa dello Studio d’arte Il Santo Graal e del suo Direttore artistico Grazia Pastore, si svolge in collaborazione con la Proloco di Avigliano. E' visitabile nello Spazio espositivo “Il Santo Graal” in via Pretoria a Potenza, da domani, 20 novembre, fino al 30 novembre prossimo (lunedì-sabato 18,30-20,30 ingresso libero. Le prime notizie certe sulla rappresentazione dei quadri plastici si hanno ad Avigliano a partire dagli anni ‘20. I “Quadri plastici” sono rappresentazioni in cui una o più persone immobili riproducono con la posizione del corpo e l’espressione del volto una scena storica, sacra, mitologica, immaginaria o un capolavoro dell’arte figurativa. Ad Avigliano ogni anno, in estate, si ripete la Sacra Rappresentazione dei Quadri Plastici, un evento molto seguito, che si è arricchito e perfezionato nel tempo grazie alla professionalità dei direttori artistici dei vari gruppi e alla ormai elevata professionalità dei figuranti. Nella rassegna si potranno ammirare le stampe fotografiche fornite dalla Proloco di Avigliano, raffiguranti le tappe più significative della manifestazione, dal 1997 al 2013, ma anche gli scatti degli aspetti più curiosi ed inediti delle fasi organizzative: il back stage, le fasi del trucco dei figuranti, le maestranze al lavoro, l’allestimento delle scene, i momenti di relax nelle pause dell’allestimento. “La proposta di realizzare una retrospettiva sui Quadri Plastici dal 1997 ad oggi da parte della Galleria Il Santo Graal nel suo spazio espositivo ha immediatamente trovato totale condivisione da parte del Consiglio Direttivo dell’Associazione aviglianese e del Comitato scientifico dei Quadri plastici, presieduto dal pittore Giovanni Cafarelli - spiega il Presidente della Proloco Luciano Sabia- I Quadri Plastici di Avigliano costituiscono un vero e proprio genere artistico che, a nostro avviso, merita di essere conosciuto da un pubblico sempre più ampio. Il sogno della Proloco è quello di “esportare” i Quadri Plastici e l’iniziativa della Galleria Santo Graal bene si inserisce in questa strategia di divulgazione”. Il progetto di “esportare” la manifestazione è cominciato già lo scorso agosto, in occasione della XVII edizione dei Quadri Plastici, quest’anno dal tema “Il Martirio come testimonianza”. A Venosa, infatti, nel cortile del Castello aragonese Pirro del Balzo, per il quattrocentesimo anno dalla morte di Carlo Gesualdo principe di Venosa, è stata allestita in soli nove giorni la rappresentazione vivente della Pala “Il Perdono di Gesualdo”, fedele riproduzione del dipinto del 1609, (4, 81 metri di altezza per una base di 3,10 metri) opera del pittore fiorentino Giovanni Balducci detto il Cosci. Il quadro plastico ha richiesto l’impegno di numerosi figuranti, maestranze ed artigiani aviglianesi, oltre che la collaborazione del Maestro Giovanni Cafarelli, dell’Artista Luca Caricato, della lectio magistralis del prof. Antonio Vaccaro, del contributo tecnico-scientifico di Cristiana Elena Iannelli.

Backstage del Quadro Plastico.

A sinistra la riproduzione della pala del Perdono realizzata dagli artisti aviglianesi

Complimenti a tutti i ragazzi e agli organizzatori di questo straordinario Quadro Plastico. Straordinario per le dimensioni, per il tempo impiegato per realizzarlo (9 giorni), perché non è stato fatto in agosto per l'appuntamento consueto dei Quadri Plastici di Avigliano, perché esce fuori dai confini aviglianesi. Straordinario perché si è perso il conto del numero di aperture al pubblico ed ogni volta c'era una marea di gente. Bravi!

Ringrazio la Pro Loco di Avigliano per avermi permesso di vivere in prima linea questa entusiasmante scommessa e ringrazio Cristiana Elena Iannelli per il suo prezioso contributo scientifico.

Nel cortile del castello aragonese Pirro del Balzo in Venosa, la Pro Loco di Avigliano realizzerà domenica 15 settembre 2013, a partire dalle ore 20.30, il quadro plastico “Il Perdono di Gesualdo”, fedele riproduzione del dipinto del 1609, di 4, 81 metri di altezza per una base di 3,10 metri, opera del pittore fiorentino Giovanni Balducci detto il Cosci. La Pro Loco ringrazia tutti coloro che in maniera disinteressata hanno creato le condizioni per operare con entusiasmo, in particolare, gli artisti Luca Caricato e Giovanni Cafarelli per la loro collaborazione. www.basilicatanet.it

La Pala del Perdono di Gesualdo è stata dipinta nel 1609 dal pittore fiorentino Giovanni Balducci detto il Cosci. Oggi è custodita nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Gesualdo (AV), dove Carlo Gesualdo visse l’ultimo periodo della sua vita. 481 cm di altezza per una base di 310 cm, la tela presenta in basso a sinistra il principe dei musici inginocchiato per chiedere perdono per un duplice assassinio. Il principe Carlo Gesualdo da Venosa rese delle importanti innovazioni in campo musicale mondiale e fu uno dei più importanti madrigalisti del tempo. Esperti di storia della musica, come la dottoressa Giovanna d'Amato, lo paragonano al più noto compositore Giuseppe Verdi. Gesualdo, geniale e sensibile compose delle musiche meravigliose che hanno contribuito ad arricchire il patrimonio culturale italiano e ne hanno fatto uno dei precursori della musica moderna, ma nella Pala del Perdono è la figura più umile e remissiva. Viene accompagnato dallo zio cardinale, Carlo Borromeo canonizzato nel 1610, per chiedere perdono a Cristo giudicante con l'intercessione della Vergine Maria, San Francesco, San Michele, San Domenico, Santa Caterina e della Maddalena. La pala del perdono non è rivolta soltanto all’espiazione della pena di Carlo Gesualdo ma all’umanità intera; nel registro inferiore della tela figurano le fiamme del Purgatorio da cui gli angeli traggono al cielo le anime purificate. Al centro della pala è raffigurato il piccolo Alfonsino, nato dal secondo matrimonio con Eleonora d’Este e morto in tenera età nel 1600, e di fronte al Principe vi è la moglie Eleonora d'Este.

L'opera è stata voluta proprio da Carlo Gesualdo. Il suo animo era macerato da un suo macabro gesto. Scoprendosi tradito dalla prima moglie nonché cugina, Maria d’Avalos, il 16 ottobre 1590 il principe l’avvertì che sarebbe partito, insieme ad alcuni suoi servi, per una battuta di caccia nel bosco degli Astroni per due giorni, pianificando una vendetta nel minimo dettaglio. Nella notte fra martedì 16 e mercoledì 17 ottobre il principe colse in flagrante adulterio la moglie Maria e il suo amante Fabrizio Carafa, duca d’Andria e conte di Ruvo, nella camera da letto di Maria. Il principe non esitò a lavare l'onta del tradimento trucidandoli barbaramente.

La Pro Loco di Avigliano, che ringrazio per avermi nuovamente coinvolto in questo progetto, ha accolto con entusiasmo la proposta di rappresentare dal vivo il dipinto Il Perdono di Gesualdo, avanzata dal Comitato scientifico per le celebrazioni di Carlo Gesualdo, principe di Venosa, nel quattrocentesimo anno della sua morte. Grazie a questo evento, finalmente, potrà essere esportata fuori da Avigliano l'importante manifestazione dei Quadri Plastici, Un peccato non recarsi a Venosa il 15 settembre nel cortile del Castello aragonese Pirro del Balzo per partecipare dal vivo alla maestosità di questo quadro plastico (sette metri l’impalcato), realizzato in tempi record.

Luca Caricato con il contributo tecnico-scientifico di Cristiana Elena Iannelli.

Si ringrazia anche Antonio Pace, vice presidente della Pro Loco di Avigliano
 
Pubblicato 10 Agosto 2013 Visite: 3712
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La mostra Capolavori del Settecento Napoletano è stata prorogata in occasione dei seminari organizzati a cura della Soprintendenza BSAE della Basilicata in collaborazione con PORTASIBILLA S.R.L, una società di servizi per l’arte con sede a Matera.

I Seminari sulla collezione d’Errico si svolgeranno nei giorni 19- 26- 31 Ottobre 2013 nel Palazzo d’Errico a Palazzo San Gervasio (PZ). Le lezioni costituiranno un approfondimento sulle tematiche della collezione, in particolare su alcuni artisti, Salvator Rosa, Giacomo del Po e Francesco Solimena e sui fattori che hanno condizionato la scelta dei dipinti.

Il Programma

 Cristiana Elena Iannelli nasce a Potenza il 29 ottobre del 1985. E' laureanda in Studi storico Artistici presso l'Università degli Studi di Roma " La Sapienza". Sta preparando una tesi di laurea sulla collezione d'Errico. Ho deciso di arricchire il mio sito approfittando dell'entusiasmo e delle competenze di quest'animo sensibilissimo alla ricerca e al gusto estetico di tutte le cose. La ringrazio per questo interessante articolo con la speranza che diventi il primo di una lunga e proficua collaborazione. Aspettando che a breve diventi dottoressa, vi invito a leggere le sue segnalazioni, le sue recensioni e perché no? Le sue critiche. Servizio del TGR Basilicata andato in onda il 12 agosto 2013 sulla Pinacoteca Camillo d'Errico a cura del professore Rocco Brancati.

Palazzo San Gervasio - Potenza. Pinacoteca Camillo d’Errico, dal 18 luglio al 20 ottobre.

I Capolavori del Settecento Napoletano 

Si può ammirare la mostra di alcuni Capolavori del Settecento Napoletano. 

La mostra a cura della Soprintendenza per i Beni Storici Artistici Etnoantropologici della Basilicata - si legge in una nota - è stata ideata da Silvia Padula, storico dell’arte di questo Istituto e responsabile della zona del Vulture. La rassegna, fortemente voluta dall’Ente Morale ‘Biblioteca Pinacoteca e Biblioteca Camillo d’Errico’, ha l’obiettivo di far conoscere la complessità e la ricchezza della pittura del Settecento partenopeo, riconosciute dagli studi solo nell’ultimo quarto del secolo scorso [a partire dalla grande mostra napoletana del 1979], attraverso una straordinaria selezione di opere, tra le quali spiccano alcuni famosi ritratti di Gaspare Traversi, come la ‘regale’ Contadina, scelta come immagine guida dell’esposizione.

Il percorso, in cui sono esposti 41 dipinti, si snoda negli ambienti di rappresentanza del Palazzo di Camillo d’Errico e della sua famiglia, testimoniando i principali generi che hanno caratterizzato il secolo dei Lumi e della dominazione borbonica. Dal sito http://www.alparcolucano.it

Ci sono molte mostre e molti eventi di arte in giro, molti sono ben pubblicizzati mentre altri spesso passano in secondo piano. Non ho la possibilità di recensire tutte le mostre e tutti gli eventi e per questo ringrazio tutti colori che seguendo questo sito contribuiscono a renderlo vivo regalandoci il loro contributo. Questa mostra ad esempio mi è stata segnalata da una studiosa d'arte. La breve ma dettagliata presentazione della mostra che segue è la sua.

 

 

La Collezione d’Errico di Palazzo San Gervasio - Potenza è una delle raccolte private più importanti del meridione, nota a molti studiosi di arte napoletana e meridionale in senso più generale.

Nonostante sia seconda soltanto a quella di Capodimonte per importanza, alcune vicende hanno impedito che la collezione, fin dalla morte del suo artefice Camillo d’Errico, potesse divenire oggetto di comune godimento e per questo appare ancora sconosciuta al grande pubblico. I d’Errico erano una famiglia nobile della Lucania risorgimentale e furono tra i primi in Basilicata a distinguersi per l’attività politica e culturale, volta al superamento di una condizione di arretratezza e sottosviluppo.

La Collezione nasce per iniziativa di Camillo d’Errico, appassionato di opere d’arte, che inizia una ricca raccolta di dipinti; 298 tele, 500 stampe e 8000 volumi, a partire dal 1863, anno in cui fu eletto sindaco di Palazzo San Gervasio e in carica per ben trentacinque anni, fino alla sua morte avvenuta nel 1877.

A seguito di una lunga vicenda giudiziaria che coinvolse gli eredi del collezionista per diversi decenni, la collezione è stata trasferita da Palazzo San Gervasio a Matera nel 1982, tramite la stipulazione di una convenzione.

La collezione è attualmente esposta a Matera nelle sale del Museo di Arte Medievale e Moderna, presso Palazzo Lanfranchi, sede della Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici della Basilicata, mentre la biblioteca, costituita da circa 8000 volumi, è conservata nella Biblioteca Provinciale, presso Palazzo dell’Annunziata.

La pinacoteca annovera per lo più opere di scuola napoletana del XVII e XVIII secolo tra cui figurano Francesco Solimena, Luca Giordano, Giacomo del Po, Salvator Rosa, Andrea Vaccaro, Domenico Gargiulo detto Micco Spadaro, Giuseppe e la figlia Elena Recco, Gaspare Traversi e Massimo Stanzione, oltre ad artisti di scuola straniera, fiamminga, come Abraham Brueghel.

Le tele sono state acquisite in parte attraverso la dispersione di patrimoni nobiliari di antiche famiglie patrizie meridionali e in parte attraverso acquisti del mecenate sul mercato antiquario di Napoli, città in cui aveva compiuto i suo studi e dove entrò in contatto con i principali centri della cultura.

Una spiccata personalità e un gran gusto nella formazione della raccolta, hanno favorito la fruizione al pubblico di un ingente patrimonio culturale di grande rilievo, così come testimoniano le sue parole nel testamento: "É mia assoluta volontà ancora che l'intero palazzo di mia attuale e costante abitazione, nel quale visse e morì il mio adorato e compianto genitore, e nel quale si contengono tanti preziosi dipinti, opera di celebrati pittori e tanti libri tutti da me acquistati, rimanga esclusivamente destinata per uso di Biblioteca e Pinacoteca nel modo come si troverà all’epoca del mio decesso. La Pinacoteca e la Biblioteca saranno in perpetuo alloggiate nel detto mio palazzo di abitazione come ora lo sono".

La rassegna, che espone 41 dei dipinti del Settecento partenopeo è stata voluta dall’Ente Morale ‘Biblioteca e Pinacoteca Camillo d’Errico’ istituito con Regio Decreto n.963 del 19 luglio 1914.

 Cristiana Elena Iannelli. Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

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