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Autoritratti 1994 - 2006

Pubblicato 26 Luglio 2012 Visite: 1921
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Matita su carta

Autoritratto a matita.

Giugno 1994.

Il disegno è una delle forme d'arte che più mi stimolano.

La maggior parte delle mie idee si materializzano con il disegno. La scrittura di un soggetto o di una sceneggiatura cinematografica, per esempio, partono da una bozza di Storyboard o da semplici schizzi.

Un quadro o una scultura, prima di essere realizzati, vengono concepiti a matita o a penna.

Questo vecchio autoritratto in stile compendiario, è un omaggio al visitatore di questo sito.

Oltre a presentare un aspetto del mio volto, con questo disegno voglio introdurre un concetto fondamentale per la mia ricerca: per studiare Leonardo da Vinci o qualsiasi altro artista bisogna provare a ridisegnare le loro opere per scoprire i loro percorsi emotivi che si nascondono nei dettagli delle forme e delle soluzioni estetiche.

Un semplice disegno come questo, concentra in se una posa, uno stato psicologico ed una serie di dettagli che appartenevano ad una attimo della mia vita che si è conservato per sempre.

 

 

 

Luglio 2006.


Nel 2006, per spiegare come potrebbe funzionare lo stereoscopio semispeculare da me ipotizzato e progettato, ho usato il mio volto come modello. A distanza di 12 anni si possono vedere i cambiamenti, sia nella tecnica che nella fisionomia.

L'immagine è stata pubblicata nel mio saggio Scibile Invisibile Proibito.

Le lettere e le proiezioni geometriche che sono poste nel disegno, servono per spiegare scientificamente come è possibile decodificare con il mio ipotetico codice alcune opere di Leonardo da Vinci e di altri autori a lui affini senza ricorrere alle moderne tecnologie digitali ma avvalendosi di strumentazioni analogiche reperibili anche nel Rinascimento.

Sono riuscito a realizzare questo strumento avvalendomi delle leggi di trigonometria che si applicano negli esercizi delle poligonali aperte.

Non so se leonardo avesse effettivamente usato questo sistema per decodificare le sue opere ma so di certo che il prototipo da me costruito funziona ed è realizzabile con strumenti semplici e meccanici-analogici.

Legno e specchietti, colle e seghetti. questo è l'occorrente per realizzare uno stereoscopio semispeculare.

Curiosità.

Effettivamente, l'unico autoritratto sicuro di Leonardo da Vinci non è quello conservato nella Biblioteca Reale di Torino ma è quello in cui ritrae la sua ombra disegnata dal sole sul pavimento per dimostrare che la fonte di luce del sole non è puntiforme ma è un disco con molteplici punti distribuiti su un disco; il disco solare appunto.

      

Si ha in questo caso la certezza di un autoritratto proprio perché è Leonardo a scrivere di suo pugno di essersi posto dinnanzi alla finestra del suo studio per lasciarsi disegnare l'ombra sul pavimento dal disco solare.

Mi fa sorridere l'idea che anche questo mio autoritratto sia nato da un'esigenza pratica. L'esigenza di doversi prestare in prima persona per sperimentare una teoria di fisica ottica del grande Leonardo da Vinci

Presente Passato Futuro, acrilico su cartone 70x50cm. 2004. DAL 26 LUGLIO AL 14 SETTEMBRE 2008 ha partecipato ad una mostra itinerante nella Provincia di Potenza.

E' un triplice autoritratto. Cammino in un'unica direzione vestito diversamente. Primavera, estate, autunno e inverno. I vestiti autunnali sono gli stessi di quelli primaverili. Quando mi chiesero il titolo del quadro, ne ho buttati giù ironicamente diversi. Il tritratto, le tre stagioni e passato presente e futuro. Questo dipinto è un esercizio in cui ho voluto giocare sul concetto di distanza lavorando molto sulla sezione aurea. L'autoritratto più vicino all'osservatore del quadro è quello più lontano dalla meta. Il primo è goffamente scoordinato ma ci vuole attenzione per capirlo. Ritorna la lingua che vola e compare un elefante a forma di nuvola.. Ritorno a citare Dalì. Un quadro buttato giù in mezza giornata, ricco di ripensamenti e di pennellate approssimate. E' il quadro che ha avuto più richieste, ma l'opera non è in vendita.

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E' una “carovana di artisti” che attraversano i luoghi della loro ispirazione (sembra di per sé una specie di transumanza), ma ricordano assassini sulla scena del crimine. Si chiamano: Lucia Bonelli, Luca Caricato, Tina De Stefano, Michele Di
Lecce, Anna Giordano, Silvio Giordano, Eleonora Grieco, Birgitt Gutt-Daraio, Gabriela Jantoniù, Pietro L’Annunziata, Antonio Masini, Patrizia Monacò, Michele Morelli, Antonio Passavanti, Marcello Samela, Michele Santarsiere, Manuela Telesca, e Teri Volini. Con le loro opere hanno rotto, deformato, colorato, cancellato, astratto concetti universali, senza chiedere mai il permesso per farlo. Solo un cedimento quasi inevitabile: la committenza. E per questo nelle opere di “LucaniArtwork” c’è questa
terra e tutto il suo contrario, forse la sola interezza possibile. C’è realismo e magia, tradizione e contemporaneità, identità e confusione. C’è la pasta filata e quel sapore d’oriente, le vacche al pascolo, e le pale eoliche. Ci sono ritratti ironici e temerarie ricomposizioni, c’è la materia divinizzata, e l’avanguardia nell’organizzazione del lavoro. Ma ci sono anche le sottane, i fazzoletti e i corpetti delle contadine lucane, e le sottane, i fazzoletti e i corpetti delle contadine russe.
Sembra antropologia in movimento, che si rigenera e diventa moda, tendenza, e infine economia, impresa.
È un movimento contagioso e interattivo. Ma “LucaniArtwork” è soprattutto un’esperienza, sopra quella di 18 artisti diversamente legati a questo difficile territorio. Oltre il mito dell’isola.
Giornalista e Critico - Leo Amato