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Pubblicato 16 Ottobre 2015 Visite: 1095
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martedi 10 novembre 2015: 

Luca Caricato per "Le ali di Frida" presenta Mostra Ad Maiora di Salvatore Renna - Biblioteca nazionale.

Il giovane artista Salvatore Renna attraversa il Paese per farsi raccontare l’Italia da chi la vive ogni giorno: con l’arte del disegno ci illustrerà quali sono i regionalismi, i vincoli e le opportunità che connotano le diverse zone della nazione. Capita che un viaggio in treno si trasformi in scoperta, avventura, apertura su nuovi mondi. È proprio grazie ad un incontro casuale sulla tratta Torino-Genova che mi è capitato di conoscere, e scoprire, un insolito artista ancora incredulo del proprio ruolo.

 

Dall’emergere di una comune sensibilità di intenti è subito nato un ricco scambio di idee che mi ha consentito di accedere al cuore pulsante del suo progetto, nonché a un bozzetto inedito che l’artista Gastòn Viñas ha creato appositamente per l’occasione e che verrà qui pubblicato per la prima volta. Salvatore Renna, originario di Gravina di Puglia, è uno studente ventiduenne di conservazione e gestione dei Beni Culturali che da qualche anno ha scoperto la passione per il disegno. Praticato in un primo tempo come balsamo per lo spirito, con uno spiccato orientamento al genere vignettistico, ha volto il fervore personale nell’elaborazione di un progetto strutturato e di impegno sociale. Alla base vi è la considerazione di come l’arte, in ogni sua manifestazione, non debba e non possa limitarsi a un’esibizione di estetismo ma abbia il compito di farsi strumento dell’agire concreto nel mondo. Ha trovato conferma di questo nei disegni di Naji al-Ali - il cui assassino resta ancora senza nome dopo 28 anni – che sono stati, e sono ancora, “uno strumento micidiale, trasportatore di idee” (cit. S. Renna): Handala, il personaggio delle sue vignette, è un bambino palestinese di 10 anni, sempre rappresentato di spalle in segno di protesta contro l’occupazione israeliana, i capelli sono aghi acuminati, le braccia rigidamente conserte dietro la schiena. Handala è una presenza muta ma ostinata (http://www.tmcrew.org/int/palestina/najialali/handala.htm), sempre al centro delle vicende più complesse della questione palestinese, un testimone la cui presenza si fa denuncia. E quindi azione. Ispirandosi a questo grande esempio, Salvatore mira a fare dell’arte “un canale di informazione senza filtri, in cui le immagini siano il mezzo per creare un impatto diretto”. Come ha più volte dichiarato non ha ambizioni artistiche – benché il livello delle sue opere glielo consentirebbe – in quanto il suo obiettivo è l’intervento nel sociale, l’agire concreto, non improvvisato ma fondato su un’accurata attività di ricerca: l’arte è il mezzo sia per comunicare i risultati di tale ricerca sia per incidere efficacemente sulle coscienze dei cittadini, per coinvolgerli in una presa di responsabilità comune che si traduca in azione. Con l’obiettivo di conoscere l’Italia dei nostri giorni senza filtri mediatici, Salvatore ha deciso di cercare sul campo quali siano le effettive differenze tra le varie regioni – ma anche tra città di una stessa regione -, quali siano gli stereotipi da sfatare e quali gli elementi che accomunano gli italiani. Come affermato entusiasticamente dal sindaco di Gravina, Alesio Valente, Salvatore “si è messo in testa di scrivere persino la storia d’Italia, e ci sta riuscendo. Con coraggio e passione ha deciso di mettere a disposizione il suo talento per qualcosa di più grande”. Con quale strumento? Con lo studio, inteso nel suo significato originario di applicarsi attivamente alle cose, di stare dentro ad esse, con la mente e con il corpo. L’intera operazione deriva infatti da una complessa stratificazione di fattori: la conoscenza della situazione sociale dell’Italia di oggi che si fonda sullo studio della sua storia, l’applicazione costante al disegno che si è tradotta in elaborazione di uno stile personale e di elementi distintivi (il palloncino rosso che, come vedremo, sarà il protagonista delle opere di Salvatore), la curiosità come fiamma ardente che mette in moto l’animo di ogni viaggiatore erede di Odisseo, il senso civico e la volontà di contribuire al miglioramento sociale con l’azione concreta, una notevole capacità organizzativa per la realizzazione di un progetto interamente autofinanziato e non rispondente ad alcun modello esistente. Ad Maiora (https://www.facebook.com/admaioraproject), è un augurio e al contempo la volontà di impegno verso cose più grandi, verso uno stare nel mondo consapevole e responsabile, in cui i singoli individui siano parte della dimensione collettiva che contraddistingue il vivere umano. In questo senso il progetto mira a diventare movimento, privo di ogni forma di connotazione politica, per coinvolgere i cittadini in una riflessione matura e traducibile in azione concreta. I primi risultati sono molto incoraggianti: gli enti contattati – scuole superiori, università, associazioni culturali – hanno accolto l’iniziativa con entusiasmo, così come gli studenti e i cittadini a cui Salvatore ha chiesto di raccontare come vivano la propria regione. Con sua grande sorpresa l’efficacia del progetto è stata immediatamente messa in luce da La Gazzetta del Mezzogiorno che vi ha dedicato due entusiastici articoli, e da Radio Siani, per la quale l’artista ha rilasciato una prima intervista. Dal punto di vista organizzativo la struttura del progetto prevede due fasi: la prima di ricerca e quella successiva di rielaborazione e produzione grafica. Il tutto culminerà in una mostra che darà conto di tutto il lavoro svolto nonché della produzione artistica che Salvatore realizzerà non tanto per appagare il gusto estetico, ma soprattutto come innovativa metodologia per comunicare i risultati di una ricerca. Nella mostra, che si terrà nel mese di novembre, saranno esposte per l’ultima volta le tre tavole che Salvatore sta portando in giro per l’Italia, tutti i materiali raccolti (disegni, racconti), le tavole che rielaboreranno le esperienze del viaggio (una per regione), il diario personale e le fotografie scattate nelle varie mete. L’operazione non sarà quindi solo l’esposizione delle opere di un artista ma la presentazione pubblica dei risultati di una ricerca: artista e antropologo si fondono insieme. Dopo la mostra Ad Maiora si evolverà nella creazione di un fumetto o di un diario di viaggio illustrato in cui il palloncino rosso, cifra stilistica nonché alter-ego dell’autore, ripercorrerà il viaggio di Salvatore, offrendo così al lettore il bagaglio di conoscenze e scoperte che questa esperienza gli sta trasmettendo. Questo tipo di scelta narrativa mira a intercettare il più ampio bacino di pubblico, allo scopo di coinvolgere i cittadini in una dimensione del narrare che sia al contempo insegnamento e spinta all’azione. Nella fase preliminare Salvatore è entrato in contatto con due artisti a lui particolarmente cari: Pino Navedoro, conterraneo di Salvatore e che egli considera l’emblema della possibilità di affermazione “in vita” di un artista, e Gastòn Viñas, con il quale intratteneva da anni un ricco scambio di tavole e corrispondenza e che rappresenta il suo “totem”, in quanto “la sua arte è l’unica in grado di rispondere alle [sue] esigenze estetiche”. A entrambi ha chiesto di realizzare un’opera sul tema “Italia, Italiani e italianità”, che fungesse da accompagnamento alla propria: le due tavole risultanti, come Salvatore auspicava, sono fortemente contrastanti nello stile, così da offrire sguardi differenti sull’argomento proposto. Il bozzetto preparatorio Miseri II di Pino Navedoro rappresenta una donna abbigliata di veli rosso scuro che abbraccia con il panneggio due manichini. L’opera, realizzata su tela applicata su tavola, è giocata sull’allusione all’iconografia della Madonna della Misericordia (evocata per assonanza dal titolo), raffigurazione medievale della Vergine che protegge i fedeli con il mantello. La struttura compositiva dell’opera di Navedoro, infatti, non può che richiamarci alla memoria quella realizzata da Piero della Francesca tra il 1444 e il 1464: figura femminile stante, veste che avvolge i protetti. Ma in questo caso la donna ha un’evidente connotazione sensuale e invece di esseri umani protegge dei manichini “vivi”, che, come spiega l’autore, “sono le maschere di cui ognuno di noi si veste prima di uscire di casa per trasformarsi, da uomo, in persona, alla latina appunto”. Le ipocrisie sono dunque la chiave interpretativa di Miseri II, in particolare quelle “delle nostre sovrastrutture ideologiche” (cit. P. Navedoro). La produzione di Navedoro è ricca di rimandi alla storia dell’arte, frutto della formazione universitaria dell’autore e di una particolare inclinazione alla rielaborazione di iconografie e temi. Nelle sue opere Pino analizza la figura umana, la fa emergere da sfondi scuri e pastosi che creano contrasti chiaroscurali tra le pieghe delle epidermidi illuminate. È un’arte meditativa e colta. Con Gastòn Viñas Salvatore intrattiene da anni un reciproco scambio di tavole e idee, sfociato in una prima ipotesi di collaborazione, poi sfumata, per la realizzazione di Storie di cartapesta (prima versione di Ad Maiora), ma ripresa a novembre scorso con l’elaborazione di una tavola che raccontasse il progetto di Salvatore. L’opera risultante, stampata su un pannello in forex, riassume il viaggio del giovane gravinese in una composizione dai toni surrealisti: la figura centrale, con il suo bagaglio di sogni, ricordi e speranze, richiama i famosi uomini con bombetta di Magritte, artista prediletto da Viñas, ma invece del cappello ecco il palloncino, legato al corpo dal filo sottile in cui le speranze sfiorano la realtà. In esso l’autore ha “provato a racchiudere il viaggio, in un sentiero che mira verso cose più grandi, ad maiora”. All’orizzonte un grande sole, “il magico splendere dell’ignoto, quel qualcosa che illumina e guida verso una certa direzione o meta”, spiega l’autore. Nella fascia alta del cielo notturno brillano le stelle, simbolicamente “le varie regioni che Salvatore scoprirà”. Gaston è un artista eclettico, illustratore e creatore di video e immagini che rivisitano le iconografie delle fiabe in toni surreali e talvolta inquietanti, ricche di quel fascino oscuro che permea le opere del norvegese Munch, di cui Viñas rielabora il celeberrimo Urlo. Dal punto di vista esecutivo lavora sia in digitale che manualmente, spesso uno schizzo su carta evolve in opera finita in digitale. Nel caso di Ad Maiora il bozzetto è in digitale e, grazie alla collaborazione di Salvatore, mi è possibile pubblicarlo. Si può notare come le linee grafiche nette e le campiture cromatiche uniformi si evolvano in contorni morbidi, in colori che si compenetrano l’uno l’altro e si arricchiscono di luci e ombre. La tavola di Salvatore, in tecnica mista a inchiostro e acrilico su carta, completa la trilogia che l’artista sta portando in giro per l’Italia. Cimentandosi anch’egli sullo stesso tema, ha creato un’opera intimistica e ricca di elementi simbolici che all’osservatore attento, quello che si applica con studium alle cose, apriranno spiragli sull’animo dell’autore. Ciò che dichiara l’intimità della tavola è il fossato al centro della composizione dove è sospeso il palloncino, vera e propria cifra stilistica nonché futuro protagonista delle opere che seguiranno la fase di ricerca. Simbolo di delicatezza per antonomasia, fa della fragilità la sua forza. È infatti libero di volare, di inseguire nuovi orizzonti, ma è al contempo legato ad un filo che fa parte intrinsecamente della sua struttura: la perfetta metafora visiva che riassume il nucleo del progetto, la ricerca di quali vincoli e opportunità caratterizzino ogni regione. La tavola è scandita in riquadri che fungono da delimitazioni della scena, come fossero fotografie di quanto realizzato fino ad ora. Tale espediente consente anche di rappresentare due diversi piani temporali compresenti: il giorno e la notte. Nella parte diurna vediamo un treno in corsa, circondato da un fumo di evanescenti palloncini, rimando a quello centrale ma anche allusione alle esperienze accumulate. Nella parte notturna è rappresentata una scacchiera su cui va in scena l’inganno di Pinocchio ai danni del Gatto e la Volpe, secondo elemento ricorrente nelle opere di Salvatore come dichiarazione di intenti: l’inganno non è qui inteso nella sua connotazione negativa di menzogna ma come presa di distanza, “giustificazione”. L’autore, infatti, non pretende di essere portatore di verità assolute e insindacabili, è consapevole della soggettività di ogni visione e quello che offre è il racconto di quotidianità vissute, che, proprio in quanto tali, contribuiscono a costruire una storia diversa. Il piano di gioco va deformandosi, perché la realtà “può essere manipolata, imprevedibile, sospesa, insensata” – spiega Salvatore -, fino a perdersi nel bianco, “colore infame, che lascia sperare nella manifestazione di una traccia di colore”. Armato delle tre tavole, ma soprattutto di tanta curiosità e volontà di esplorare, a febbraio Salvatore ha iniziato il suo viaggio in Italia, che costituisce la prima fase di ricerca del progetto. Si è messo in contatto con scuole superiori, università e associazioni culturali riuscendo ad ottenere la disponibilità di spazi e tempi per presentare Ad Maiora. Ha previsto una peregrinazione organizzata di almeno due mesi durante i quali sta proponendo il progetto in una città per regione (con la sola eccezione della Valle D’Aosta che non ha dato accoglienza al progetto), selezione necessaria per delimitare il campo d’azione in una prima fase pilota del progetto, che verrà ampliata in base all’accoglienza ricevuta. In ogni presentazione, accompagnato dalle 3 tavole sul tema “Italia, Italiani e italianità”, Salvatore spiega le finalità del progetto e, a partire dalla discussione delle immagini, si fa raccontare dai partecipanti come vivano la propria regione in termini di vincoli e opportunità. La presenza del figurativo è finalizzata a sperimentare un dibattito che si discosti dalla conferenza formale e che favorisca una partecipazione attiva dei presenti, il cui racconto può essere in forma di disegno o di narrazione orale. La prima tappa è stata Verona, in cui la presentazione si è svolta all’università con la collaborazione del giornale degli studenti, Pass. Accolto con grande entusiasmo, Salvatore ha proseguito il suo viaggio a Udine, in quel Friuli Venezia Giulia ancora oggi fortemente diviso al suo interno, per poi raggiungere Trento “terra di confine, dove vivono a stretto contatto gente di diversa cultura, lingua e tradizioni”. L’artista si è poi spostato in Lombardia, rivolgendosi agli studenti di un liceo pavese che hanno collaborato attivamente al progetto con un disegno (che verrà inserito nella mostra). La città di Torino si è poi rivelata una piacevole sorpresa: nonostante il mancato accordo con scuole e associazioni, alcuni studenti torinesi, incuriositi e interessati, hanno organizzato in poche ore una presentazione nella residenza universitaria della città. Un bell’esempio di come l’immobilismo della burocrazia possa essere superato “grazie alla voglia di partecipare, di conoscere, la voglia di una sana informazione, libera”. Piuttosto deluso dalla chiusura di Genova, Salvatore è poi giunto a Firenze, patria dell’arte nonché “vetrina” per i milioni di turisti che ne animano l’economia. Dopo uno spiacevole episodio di aggressione alla stazione di Perugia, l’artista è volato a Sassari: “l’accoglienza qui non è una formalità, é un culto”. Rimandata la presentazione a Roma a causa delle condizioni meteorologiche, Salvatore è andato ad Ercolano e da questa terra intrisa di storia ci porta una testimonianza forte, che deve farci riflettere: in una città dove la camorra vive accanto agli scavi archeologici e in mezzo alla gente, la capacità e il coraggio di far fronte comune dimostra come la collettività sia in grado di respingere la criminalità, di come i cittadini riescano a sentirsi “parte attiva del territorio”. Profondamente colpito da questa realtà, l’artista si è recato a Reggio Calabria, e qui è attesa la sua prossima presentazione. Aspettando i racconti delle prossime tappe vi invito a seguire l’evolversi di Ad Maiora, un progetto di rilevanza sia artistica sia sociale: da un lato performance artistica che unisce azione, disegno, elemento relazionale tra l’artista e il pubblico, narrazione, fotografia; dall’altro ricerca antropologica sul campo con interviste agli abitanti, raccolta e rielaborazione dei dati, pubblicazione dei risultati. Il tutto diventa azione, volontà di responsabilizzazione dei cittadini, invito alla partecipazione. Rispondiamo all’appello.


"Ad maiora" è un progetto artistico di arti figurative e ricerca. Il progetto è di tematica sociale, ma non politica ed è suddiviso in due fasi: 1- Ricerca e progettazione 2- Elaborazione raccolta e mostra finale. La prima fase di ricerca ha inizio nel mese di febbraio, consiste in un tour per tutte le regioni italiane, con la collaborazione di scuole superiori, gruppi studenteschi e centri culturali. Gli interessati, dovranno illustrare il loro punto di vista soggettivo sul loro vivere la propria regione ( da non confondere come un elenco di tratti peculiari di ogni singola regione), ma bensì descrivere, tramite immagini, vincoli e opportunità che ogni regione presenta.

Il fine ultimo della ricerca è quello di percepire somiglianze e diversità tra individui della stessa società, uniti sotto la stessa Nazione ma spesso divisi dai confini regionali. Con l'avanzare del tour, l'artista Salvatore Renna, elaborerà delle tavole che serviranno per la successiva mostra personale.

Interessati a questa iniziativa l'artista contemporaneo Pino Navedoro annoverato tra gli eccellenti pittori italiani e l'illustratore Gaston Vinas, artisti che hanno acconsentito ad omaggiare questo progetto, dedicando entrambi una loro opera attinente al tema.

La seconda fase, di elaborazione con successiva mostra finale, comprenderà una serie di tavole che Salvatore Renna disegnerà dopo uno studio degli elaborati raccolti e suoi appunti personali per arrivare ad allestire una mostra.

Per partecipare attivamente, in questo periodo (in modo tale che il 27 possiamo discuterne), chi è interessato, dovrà tramite immagine, disegno rispondere al tema. Totale libertà di espressione, nessuna direttiva, se non di carattere tecnico ( ovvero sarebbe preferibile un formato a4 non più grande ) poiché per chi accetta, le tavole saranno presentate nelle tappe successive del tour. Il fine ultimo, è quello di contribuire a questo racconto per immagini, dedicato alla Nazione, che non sia frutto di un singolo lavoro, ma che sia una storia dell'Italia, raccontata dagli italiani ( esteso a chiunque vive in questa Nazione

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