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Pubblicato 15 Dicembre 2014 Visite: 1525
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Agorà FQTS Basilicata – 20 dicembre 2014, Sala dell’Arco, POTENZA (9.30-13.30)
Programma della sezione di COMUNICAZIONE SOCIALE

Il percorso del Laboratorio di comunicazione sociale:
dignità e inserimento lavorativo

Durata 15/20 min.
La sezione dedicata al Laboratorio di Comunicazione Sociale ha l’obiettivo di raccontare il percorso FQTS attraverso immagini e parole-chiave. Alcuni partecipanti parleranno del percorso FQTS come esperienza, sia da un punto di vista di crescita personale che formativo. 
La sintesi del percorso è raccontata dalle voci di coloro che hanno vissuto la costruzione del gruppo di lavoro e, con il quale si sono affrontate tematiche legate alle questioni sociali del territorio lucano, fino alla pianificazione di un video-documentario dal titolo “de’ remi facemmo ali”, prodotto finale del laboratorio che rappresenta una realtà del nostro territorio, lido “Il Veliero” di Policoro (MT).
È stato scelto questo caso studio partendo da un’analisi sul tema della dignità e dell’importanza del lavoro come strumento di affermazione dell’essere umano nella società, soprattutto per quei soggetti che, dopo un percorso riabilitativo, hanno la possibilità di proseguire un sano inserimento sociale proprio attraverso il lavoro. 
La sezione dedicata al LAB di Comunicazione fa riferimento ai titoli degli incontri da marzo a luglio. I partecipanti indicati per le sessioni devono, in sintesi, esprimere quanto accaduto in quell’incontro per dare il senso del percorso fino alla visione del video. Ecco la suddivisione:

1. Introduzione: 2 min.

Lorenza Tosi introduce la sessione di lavoro: obiettivi, strumenti del percorso laboratoriale con presentazione del gruppo dei partecipanti

2. Sessione 1: Conoscersi e raccontarsi 1 min.
A cura di Mariacarmela Del Pomo
L’obiettivo principale del primo laboratorio (29 marzo) è stato conoscere i partecipanti e costruire il gruppo di laboratorio. Ecco cosa è successo:
Presentazione di sé attraverso l’altro – il doppio sé, 
I componenti del gruppo, costituiti casualmente in coppia, si sono raccontati focalizzando l’attenzione anche riguardo il loro ruolo e la loro esperienza nel Terzo Settore. 
Lavoro di gruppo di presentazione come gioco delle parti
In plenaria, ciascun partecipante ha presentato in prima persona (tecnica di training teatrale) il compagno che aveva intervistato nel colloquio in coppia, rispondendo anche alle domande avanzate dagli altri componenti del gruppo. Al termine, la formatrice, chiedeva al reale protagonista, quanto di “vero” era stato detto dal compagno e cosa provava, quando sentiva parlare di sé.
L’attività è durata circa 1 ora, e aveva lo scopo di creare un clima di accoglienza e condivisione, conoscersi e, soprattutto, attivare un ascolto profondo dell’altro, parlare in pubblico e rinforzare l’autostima. 
Elaborazione di un vocabolario del Terzo Settore
La formatrice predispone sul tavolo cinque fogli in cui scrivere le parole che nell’attività precedente sono state ascoltate, suddivise in cinque macrovoci: Territorio, Temi, Attori, Valori, Azioni. Ciascuno di loro, scriveva una/due parole, in modo sparso, per ciascuna macrovoce.
Questa attività intendeva dare un input per creare un vocabolario del Terzo Settore e per fotografare la natura e l’identità del gruppo di lavoro che si sta formando.
I fogli disposti in modo circolare, avevano come foglio centrale, la voce “territorio”, quale nostro punto di partenza e di appartenenza:
Territorio (comuni di appartenenza e di attività): Potenza, Grassano (MT), Calciano (Mt), Policoro (Mt), Melfi (Pz), Tramutola (Pz), Pietragalla (Pz) e Latronico (Pz); 
Temi (intesi anche come i servizi degli organismi di appartenenza dei partecipanti): Inclusione, Educazione, Autonomia, alcolismo, assistenza anziani, servizi all’infanzia, formazione, diritti dei lavoratori, trasporto persone con disabilità, cultura [bellezza], ambiente;
Attori: Enti locali, persone con disabilità, associazioni, cooperative sociali, chiesa, soggetti emarginati;
Valori: legalità, tenacia, dignità, sensibilità, ascolto, rispetto, recupero, disabilità [quale valore perché può generare altro valore come la sensibilità e la solidarietà];
Azioni: Pianificare, comunicare, cambiare, raccontare, progettare, sperimentare, portare, ascoltare, chiedere, integrare, formare [inteso come specializzazione di competenze].

3. Sessione 2: Ascoltare, analizzare, comunicare il Terzo Settore 1 min.
A cura di Canio Verrastro
L’obiettivo principale del secondo laboratorio (12 aprile) è stato inquadrare la cornice tematica per lo sviluppo delle storie nel laboratorio FQTS 2014: partendo dall’ art. 3 della Costituzione la parola-chiave che fa da cornice alla costruzione del video-documentario è DIGNITÀ.
Ecco i tratti salienti del Laboratorio di aprile: 
Definire la comunicazione sociale
Le varie definizioni di comunicazione sociale esposte da tutti i partecipanti:
Rosita: forma di comunicazione finalizzata al cambiamento culturale;
Luciano: Forma di Aggregazione di valori;
Marta: Azione di condivisione;
Serena: insieme di azioni che hanno come obiettivo il “bene per l’altro”;
Luciano: capacità di intercettare i bisogni e saperli tradurre in risposte concrete;
Daniele: perequazione;
Canio: azione di ascolto;
Canio: esprimere liberamente la propria condizione soggettiva

Produrre lavori di creatività
Per stimolare la creatività e rafforzare il gruppo, la formatrice propone di creare una storia
ritagliando immagini e parole da diversi giornali, quotidiani e settimanali messi a disposizione. Il lavoro di costruzione storie deve avere come tema la dignità e deve rispettare il seguente schema: descrizione personaggi, spazi e azioni (dove si svolge la storia), descrizione di una situazione, incontro/scontro, risoluzione del problema e cambiamento. 
Il lavoro, che si è svolto in circa un’ora, è stato poi esposto da una persona identificata dal gruppo che ha descritto la storia in terza persona.

4. Sessione 3: La dignità dell’articolo 3. Le storie di un cambiamento possibile! 1 min.
A cura di Iole Sassano
L’obiettivo principale del terzo laboratorio (10 maggio) è stato redigere e analizzare le storie del Terzo Settore. Questo incontro composto da diverse fasi, ossia riepilogo teorico dei concetti di comunicazione e comunicazione sociale, visione di video sul sociale (“Quasi Medici” e “Malatedda”) per inquadrare diverse tipologie di corti e documentari e capire la costruzione di storie attraverso la tecnica cinematografica, si è focalizzato sull’analisi delle storie redatte da alcuni partecipanti. 
Ecco le indicazioni ricevute per la redazione di storie: pensare una storia di Terzo settore con il filo rosso della parola “dignità” per «far comprendere come il Terzo Settore possa contribuire a rimuovere gli ostacoli che impediscono lo sviluppo della persona umana e la partecipazione politica, economica e sociale. Come il Terzo Settore aiuta a dare dignità ai soggetti deboli».

Le storie
Il lavoro è proseguito con l’ascolto di storie redatte dai partecipanti. Durante la lettura, ciascun partecipante segnava su un foglio i punti di forza e debolezza, con i relativi suggerimenti.

STORIA 1 – Tema dell’alcolismo 
STORIA 2 – Il lavoro degli operatori di un centro psichiatrico
STORIA 3 – Il disagio psichico, la vita in una casa famiglia e il desiderio di cambiare vita attraverso il lavoro 
STORIA 4 – l’occupazione dei soggetti affetti dalla sindrome di down
STORIA 5 – l’alcolismo e il riscatto nel lavoro
STORIA 6 – La malattia e la possibilità di morire con dignità
STORIA 7 – la dispersione scolastica

Dai racconti esposti è emerso che la maggior parte delle storie è stata raccontata in prima persona e questo elemento ha creato coinvolgimento e attenzione nell’ascolto della storia. 
Nelle storie è stato rispettato lo schema narrativo secondo quanto rappresentato:

Chi sono i protagonisti: psicologia
la descrizione degli spazi e delle azioni
L’obiettivo, la sfida: verso cosa ci muoviamo
Conflitto
Risoluzione della storia, rovesciando la prospettiva per ristabilire un nuovo equilibrio

5. Sessione 4: L’inserimento lavorativo se c’è, si vede! 1 min.
A cura di Anna Martino
L’obiettivo principale del quarto laboratorio (14 giugno) è stato delineare la storia da raccontare sul tema dell’inserimento lavorativo, come percorso terapeutico per disabili psichici, persone con sindrome di down, soggetti con problema di alcolismo o detenuti. Il lavoro diventa un fattore importante perché è il momento in cui le potenzialità di ciascuno possono essere espresse e, nel contempo, tante altre competenze possono svilupparsi, attraverso un accompagnamento adeguato da parte di operatori del sociale.
Questo tema è stato frutto delle osservazioni emerse nel precedente laboratorio, rafforzate poi in sede di riunione con il pilotaggio regionale in cui si è discusso del ruolo del Terzo Settore che deve realizzare al suo interno una filiera di servizi che riguardano non solo la riabilitazione ma anche l’inserimento lavorativo.
In Basilicata, le organizzazioni di Terzo Settore indicate sono: Benessere Work, Assurd, Fratello Sole.
Ecco i tratti salienti del Laboratorio:

Lavoro di gruppo: dare senso al tema dell’inserimento lavorativo attraverso oggetti e immagini 
Il lavoro è proseguito con un lavoro dal titolo: “Cosa rappresenta l’inserimento lavorativo per te? Spiegalo attraverso immagini da realizzate, ritagli di giornali, rappresentazioni teatrali o scelta di un oggetto.”
L’attività di ricerca ed elaborazione sul tema è durata 10 minuti. Subito dopo, si è attivato il momento di condivisione, osservando il lavoro di ciascuno e scrivendo le parole chiavi di sintesi di un’immagine o di un oggetto: 
LEGGEREZZA; AUTONOMIA; ACCOGLIENZA, ESPRESSIONE DI Sé; AUTONOMIA; PERCORSO; SODDISFAZIONE; IMPEGNI; RITMO; LIBERTà DAL PREGIUDIZIO; CONSAPEVOLEZZA; INDIVIDUALITà; CONDIVISIONE.
La dignità del lavoro è prima di tutto dignità della persona che vive in una comunità. Quindi, l'inserimento lavorativo è preceduto dall'inserimento sociale di qualsiasi soggetto, andando a scardinare quei pregiudizi che, molte volte, non ci permettono di attuare un cambiamento di mentalità, culturale e sociale nei confronti delle disuguaglianze che esistono e fanno parte del mondo perché ogni disuguaglianza è una ricca diversità.

6. Sessione 4: Come costruire la storia per il documentario 2 min.
A cura di Luca Caricato (regista)
L’obiettivo principale del quinto laboratorio (5 luglio) è stato delineare la storia (il Lido “il Veliero”). Durante questo laboratorio è intervenuto Luca Caricato per introdurre la definizione di storytelling, il linguaggio cinematografico, la scelta della tipologia di documentario e la struttura dello schema narrativo da seguire sul tema dell’inserimento lavorativo.
Quali sono i punti fondamentali e il ritmo che bisogna dare alla storia del video documentario?
Ecco la raffigurazione di uno schema da tenere presente per la costruzione di una storia cinematografica

Gli apporti tecnici di Luca hanno poi permesso di procedere con le riprese del video documentario il 20 luglio a Policoro.

7. Sessione 5: Visione del video “de’ remi facemmo ali” 8 min.
La visione del video verrà introdotta dalla lettura di Rosita Forastiere di una parte del XXVI Canto dell’Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri: 
e volta nostra poppa nel mattino,
de' remi facemmo ali al folle volo,
sempre acquistando dal lato mancino.

8. Sessione 6: Cos’è l’inserimento lavorativo? 2 min.
A cura di Marta Cillis che spiegherà cosa significa fare inserimento lavorativo in un percorso riabilitativo e terapeutico, soprattutto quando i soggetti inseriti lavorano a contatto con il pubblico. 
I motivi della scelta de lido “Il Veliero”, sono i seguenti:
- Unico caso in Basilicata a fare inserimento lavorativo in attività stagionali come un lido balneare;
- Uno dei pochi casi, se non il solo, nel meridione d’Italia;
- Storia che va a diversificare il resto delle storie costruite nelle altre regioni: una scenografia, uno spazio diverso dal ristorante, già utilizzato dalla regione Puglia;
- Una delle poche cooperative in Basilicata che si impegna a portare avanti l’inserimento lavorativo e sociale dei disabili psichici e delle persone con “doppia diagnosi”;

E, infine: che cosa ci ha insegnato il Laboratorio di Comunicazione sociale Fqts?

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