Per offrirti il miglior servizio possibile questo sito utilizza cookies. Continuando a navigare si considera accettato il loro utilizzo

012
Pubblicato 25 Novembre 2013 Visite: 3578
Stampa

Una Sfida per l’Africa - 200 metri di colore in 48 ore
L’evoluzione
L’evoluzione è l’opera di un giovane artista lucano e della sua città.
Un grande dipinto realizzato lungo la piazza principale del capoluogo lucano, Potenza.
Davide Perretta è il giovane talentuoso che ha deciso di realizzare un’opera, la sua opera, esprimendo il suo concetto di evoluzione, un’evoluzione di immagini, forme, colori, evoluzione di un inizio e quella di una fine, ma una fine che ritorna al punto di partenza.
Una pergamena sta per essere srotolata..”da qui” inizia una storia.
Si parte dal principio dove lo spazio avvolge la Pangea con le terre non ancora emerse; dalla circolarità dello spazio fino alla disposizione circolare di un insieme di megaliti in Inghilterra, Stonehenge. Siamo nel neolitico, sospesi in uno spazio, ma è un breve spazio di evoluzione quello che intercorre tra l’ultima età della Preistoria e la modernità rappresentata da una lampadina a incandescenza, fonte luminosa artificiale ideata nella seconda metà dell’Ottocento, l’essenziale. Ma l’essenziale non è più quello di cui ci circondiamo, viviamo nell’era del consumismo, del vezzo, che Davide interpreta perfettamente dipingendo un iPhone, viviamo in una società nella quale pur di avere un iPhone non badiamo a spese, simbolo di un’invenzione che ci ha cambiato la vita. In peggio?
Un meraviglioso salto cronologico quello dipinto, che ritorna all’arte, l’essenza più alta, attraverso la quale nascono le prime forme. L’arte per Davide è il colore, che rappresenta dipingendo un semplice tubetto e da qui un’esplosione di colori. Con i colori primari, il rosso, il giallo e il blu possiamo creare qualsiasi sfumatura, qualsiasi forma di colore; e i colori prendono sempre più forma fino a diventare uomini rappresentati da diversi colori. L’uomo rosso, l’indiano d’America, cavalca contro i suoi nemici, combatte per la sua terra, mirandola all’orizzonte, ma della sua lotta non rimarranno che delle piume, sospese in un silenzio che sa di sconfitta. Una sconfitta che vede protagonista anche l’uomo giallo, il manichino del crash test, l’uomo macchina, creato per morire e quindi già morto. Ed è proprio da uno scheletro che “prende vita” l’uomo nero, da sempre vittima di denigrazione, che vorrebbe poter deporre le armi di una guerra infinita, cadendo sull’uomo bianco, l’occidentale, che finge di sorreggerlo ma in realtà è un uomo egoista, cinico, che pensa soltanto a sé e al suo benessere, il suo corpo è il centro di tutto e lo dimostra allenando il suo bicipite con il quale solleva un peso che prende la forma dell’oro, simbolo di ricchezza e del potere. L’Occidente ha vinto su tutti gli altri. Ma al vertice c’è l’uomo blu, a cui, come in un domino, gli uomini tutti, tendono a cadere. L’ultimo pezzo del domino è l’uomo bianco che è direttamente legato all’uomo blu dal filo di una cuffia auricolare; l’uomo blu prende la forma del simbolo che rappresenta, il denaro. L’euro, il dollaro americano, simboli di potere, e ancora, una corona capovolta disegnata con la lettera M di Mc Donald’s, che simboleggia il consumismo, il potere delle multinazionali.
Il sottile filo degli auricolari è più potente delle catene. È attraverso quel filo che passano i comandi, gli ordini, la voce: Compra, conquista, credi e obbedisci.
Al vertice una croce rappresenta la Chiesa come sede da sempre del potere spirituale e temporale, simbolo della religione che influenza i popoli e da qui inizia la diatriba tra religione e scienza.
Dalla croce, Cristo, il figlio dell’uomo, l’oltre uomo, si snoda un grande DNA, contenitore mendeliano delle informazioni genetiche dell’uomo che rappresenta l’evoluzione dei popoli, delle nazioni, degli uomini.

Ma la lunga catena del DNA si trasforma man mano, le salde unità di nucleotidi cedono a forme più sinuose e plastiche che divengono rami, foglie e poi fiori; è una natura benigna che ci da i suoi frutti, risorsa alimentare, energetica, ma che ci offre anche spine, difficoltà e ostacoli che non disturbano l’armonia. Le foglie man mano lasciano il posto ai fiori, che divengono frutti, simbolo di un futuro e allo stesso tempo ancora di un’evoluzione, ma verso una nuova forma di energia realizzata dall’uomo che sta trasformando il paesaggio contemporaneo, dove i petali diventano pale, pale eoliche. La natura diventa artificio e l’artificio restituisce energia pulita all’ambiente.
Gli ingranaggi che si muovono rappresentano il lavoro dell’uomo, e nuovamente, come con la lampadina, si ricorre ad una metafora dell’ingegno umano. Un ingegno che rimanda ad un nuovo stile, un astrattismo geometrico novecentesco, basato sulla creazione di forme pure e bidimensionali dove la linea e il colore sono gli unici mezzi espressivi, l’arte nella sua forma più pura. Le geometrie diventano nuovamente ingranaggi che creano e sviluppano forme diverse, nuovi stili artistici, fino ad incidere un nastro che muta in una pellicola, la settima arte.
Il cinema, come lo definirebbe Erwin Panofsky, storico dell’arte del Novecento, “l’unica forma d’arte di rilievo della modernità”, è rappresentato da una pellicola cinematografica attraverso la quale scorgiamo il nostro passato ancora una volta, i fotogrammi rappresentano gli orrori della guerra, il fungo atomico, le centrali nucleari, il nazismo, gli errori dell’uomo, ma anche le sue conquiste, come quella della prospettiva nel Rinascimento, una conquista della storia dell’arte che Davide non riuscirà a finire di rappresentare. La pellicola si strappa, diventa di nuovo un nastro all’interno del quale l’artista vorrebbe dipingere un paesaggio eco-sostenibile, ma la pioggia incessante non permetterà a Davide di concludere la sua opera, o forse sarebbe più corretto dire che la sua opera la concluderà la natura, la protagonista, con l’uomo dell’evoluzione.

La tela è impregnata di acqua e non permette più al colore di aderirvi. Il colore dell’ultima parte della tela inizia a colare trasfigurando il dipinto. All’inizio della tela il colore resiste perché ha avuto il tempo di asciugarsi. Più si va avanti, in maniera graduale, impercettibile, è la natura ad impadronirsi della tela creando in alcuni punti degli effetti meravigliosi.
L’essenza dell’opera non risiede soltanto nella tela, ma nell’intera performance. La Performance art svolgendosi nella piazza principale di Potenza, è riuscita a focalizzare l’attenzione della cittadinanza, rendendola protagonista dell’opera.
Se l’intento dell’artista era quello di creare una sinergia con la natura, il suo messaggio è arrivato.
Ma il vero scopo di quest’opera è quello di costruire, un dialogo con l’Africa, costruire una scuola che verrà dedicata al nostro concittadino Domenico Lorusso scomparso a maggio del 2013. Costruire, lo faremo con il vostro contributo. In cambio vi sarà restituito un pezzo di questa storia, di questo ricordo, di questa tela. Stiamo cercando uno spazio espositivo disponibile ad ospitarci. La Pinacoteca Provinciale di Potenza o le stesse Scale Mobili pubbliche di Potenza.
Davide ha voluto sin dal principio donare la performance all’Associazione de IL POZZO DELLA FARFALLA – ONLUS, fondata nel 2009 nel ricordo di Umberto Amodeo. L'associazione si occupa della costruzione di pozzi d’acqua in Togo, perché il diritto all’acqua è fondamentale e non avervi accesso è un limite alla libertà, alla potenzialità di ognuno. Ma la stessa cultura è libertà, libertà di conoscere, di poter scegliere, quindi l’istruzione è necessaria.  l’istruzione è la porta d’ingresso alla libertà, alla democrazia e allo sviluppo. Queste sono le parole di uno tra i più grandi uomini del nostro pianeta, le parole di un uomo africano. Nelson Mandela.
Dipingere è come costruire, scegliere di costruire un mondo migliore. 

Davide avrebbe voluto terminare l’opera dipingendo un futuro migliore, più sensibile nei confronti dell’ambiente. La natura sarebbe ritornata sotto forma di foglie con differenti forme e colori a simboleggiare la diversità della flora e ancora frutti; un frutto di colore rosso ci avrebbe riproposto una natura generosa con l’uomo, purezza, perfezione e bellezza, immagine di un paradiso a cui abbiamo rinunciato per cedere alla tentazione, per abbracciare la conoscenza.
La tela si sarebbe chiusa nuovamente con una pergamena, la stessa che srotolandosi ci ha raccontato questa storia, avvolgendosi su se stessa si richiude o forse si riapre a un nuovo inizio, l’eterno ritorno.

A cura di Cristiana Elena Iannelli e Luca Caricato Potenza dista dall’Africa solo 200 metri. Un mega dipinto per sostenere un progetto in Togo. POTENZA – Scadono Alle 20.00 di questa sera le 48 ore a disposizione dell’artista potentino Davide Perretta, per dipingere una tela lunga 200metri. Il countdown è iniziato venerdì, proprio alle ore 20:00, da Piazza Prefettura, spazio nel cuore di Potenza dove è stata allestita una mega tela bianca che in queste ore ha preso forma e colore sotto il tocco dell’artista. L’iniziativa prende il nome di “Una sfida per l’Africa” ed è stata fortemente voluta dall’associazione “IL Pozzo della farfalla”, che costruisce pozzi in Togo. Questa volta però la “sfida” si gioca su un altro livello. L’associazione potentina infatti, si propone di realizzare un centro di formazione, intitolato a Domenico Lorusso, l’ingegnere potentino, membro e amico de Il Pozzo della farfalla, assassinato lo scorso maggio in Germania. La realizzazione della tela è dunque un divertente espediente per attirare l’attenzione sul progetto. “L’artista – ha spiegato Luca Caricato, critico d’arte – dipinge qui, ma sta costruendo in Africa”. I 200 metri di tela saranno infatti, successivamente divisi in segmenti e donati a quanti vorranno sostenere la nascita del centro di formazione”Lorusso” in Togo.

Carissimi tutti, ci vediamo stasera alle 18.00 al ridotto dello Stabile per concludere fino alle 20.00 questa magnifica avventura che Davide ci ha regalato. Grazie a tutti. Grande Davide! Straordinario!!!

Una sfida per l'Africa - 200 metri di colore in 48 ore

L’idea è quella di realizzare un dipinto, un’estemporanea in due giorni, 48 ore, lungo tutto il perimetro di Piazza Prefettura, la piazza rpincipale di Potenza.

 

Una rappresentazione artistica che, contestualizzata nell’arte contemporanea si chiamerebbe Performance art, una forma d’arte che nasce agli inizi degli anni sessanta e che avviene generalmente in un luogo pubblico, all’aperto, focalizzando l’attenzione sull’evento, o meglio sull’azione vera e propria e mettendo l’arte in relazione con un pubblico, un’irruzione nella quotidianità dove luogo e azione formano l’opera d’arte.
Questa è l’idea di un giovane artista lucano, Davide Perretta, rappresentare l’evoluzione, il suo concetto di evoluzione. Un’evoluzione che va di pari passo con la nascita di un nuovo spazio, quello di Piazza Mario Pagano, da poco ricostruita. La relazione tra il pubblico e la propria città, nell’ambito di una valorizzazione, quella di un centro storico che finalmente avrebbe l’attenzione che merita; una rinascita culturale attraverso il coinvolgimento di un pubblico che diviene partecipe, non più osservatore passivo.
Questa è l’idea di un’evoluzione, ma anche di una sfida, perchè per spiegarla con le parole di Davide l’arte è una “sfida mortale”, sacrificio mentale e fisico e non è un caso che la rappresentazione si svolga in 48 ore, una sorta di record, in un periodo che poco si presta alla realizzazione vera e propria di una creazione. 
Ma la sua è un’esigenza, una necessità e vuole essere spiegata.
Durante la rappresentazione, verrà dato spazio anche ad altre attività, coreografie di danza contemporanea, flashmob, musica, cinema, dibattiti: una vera e propria manifestazione artistica con un unico filo conduttore, la creatività. 


Al termine della manifestazione il dipinto sarà diviso in diverse tele che saranno esposte per due settimane alla Pinacoteca provinciale di Potenza, con sede in via Lazio, 8. I dipinti potranno essere donati a quei singoli cittadini che con la loro generosità aiuteranno a costruire in Africa, assieme all'Associazione de IL POZZO DELLA FARFALLA - ONLUS, la scuola che verrà dedicata al nostro concittadino Domenico Lorusso tragicamente scomparso nel mese di maggio 2013. IL POZZO DELLA FARFALLA - ONLUS, presieduta da Corrado Amodeo, è un’associazione che si occupa prevalentemente della costruzione di pozzi d’acqua in Togo. È stato proprio l'artista a voler coinvolgere questa realtà locale nella sua memorabile impresa, anche perché i contenuti della sua opera sono coerenti con i presupposti umanitari dell'associazione.
Vogliamo comunicare un’idea di evoluzione per capire tutti assieme da dove veniamo e soprattutto dove stiamo andando.

Periodo e luogo di realizzazione
L’evento si svolgerà nel periodo prenatalizio come un’ideale apertura delle iniziative che proprio in quel periodo affollano il centro storico pronto ad accogliere la cittadinanza per le festività.
Nello specifico l’inizio è previsto alle ore 20.00 del 29 novembre 2013 e si protrarrà ininterrottamente per 48 ore fino alla conclusione prevista alle ore 20.00 del 1 dicembre 2013; la location di Piazza Mario Pagano, costituisce, come è noto, il cuore pulsante del centro e possiede le giuste caratteristiche di estensione e centralità necessarie all’istallazione delle strutture ed alla valorizzazione di un evento tanto ambizioso come il presente.

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Libri

LibriLucaCaricato

Utenti online

Abbiamo 9 visitatori e nessun utente online

Login Form



| + - | RTL - LTR
Joomla! is Free Software released under the GNU/GPL License.