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Pubblicato 12 Novembre 2010 Visite: 3048
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Tutto accade nel 2006, in occasione della discussione, all’Università degli Studi della Basilicata della sua tesi di laurea: un lavoro che coniuga teoria e pratica, cosa già di per sé inusuale per una Facoltà, quella di Lettere e Filosofia, decisamente meno sperimentale rispetto a una scientifica.

Tema della dissertazione che gli vale il titolo di dottore in Lettere Moderne è niente meno che un autore e uno dei suoi quadri più emblematici di tutti i tempi: Leonardo da VinciLa Vergine delle Rocce. Un “genio” e un’opera su cui critici e studiosi di settore sembravano aver detto già tutto.

Luca, le tante teorie su Leonardo e i suoi dipinti le ha analizzate una ad una, ma come conviene ad uno studioso scrupoloso che vuol andare al di là del già detto e del già scritto, se ne è gradualmente distaccato. Ha ragionato “di pancia”, quasi istintivamente, in una sorta di sindrome di Stendhal al contrario. Ha preso al volo l’opportunità offertagli dall’Università lucana di studiare un anno all’estero con il Progetto Erasmus ed è partito per Parigi, la città dell’arte per antonomasia e sede del Louvre, il museo che ospita gran parte dei dipinti dell’artista fiorentino. Nel 2003 era anche lui lì, in fila insieme a tanti altri visitatori, incantato ed esterrefatto dinnanzi alla tavola realizzata dal pittore rinascimentale durante il periodo milanese alla corte di Ludovico il Moro.

“Guardando e riguardando La Vergine delle Rocce – spiega Luca che durante il soggiorno parigino ha anche pubblicato un suo fumetto presso la prestigiosa libreria Boulinier dal titolo Les aventures du petit boubou (www.boulinier.com) – il mio occhio è caduto su alcuni errori grossolani, inconcepibili per Leonardo, perennemente alla ricerca della perfezione geometrica, della prospettiva e delle sfumature. Imprecisioni impercettibili ad un occhio non competente, ma macroscopici a chi come me è più che un semplice appassionato di pittura: le pieghe strane del panneggio giallo che, posto all’altezza del ventre della Madonna, si snoda in una zona in ombra e in un’altra dove assorbe troppa luce per essere in una posizione non fondamentale del dipinto. Più che un semplice effetto di chiaro-scuro, sottolineato dalla convergenza degli sguardi di tutti gli altri personaggi raffigurati: Gesù Bambino, Giovannino il Battista e l’Arcangelo Uriel. Inoltre, l’eccessiva lunghezza del braccio con cui la Vergine abbraccia, alla sua destra, il Battista”.

Queste stranezze hanno dato il là allo studio scientifico che Caricato ha tradotto, prima nel lavoro di tesi e, poi, un anno dopo nel testo “Scibile, invisibile, proibito”. Ha inizialmente mutato la prospettiva ponendo una riproduzione digitale del quadro in obliquo per accertarsi dell’eventuale presenza di immagini esoteriche; poi ha tentato anche la tecnica del negativo rendendo, cioè, l’opera leonardesca come il negativo di una foto.

“In nessuna di queste maniere – afferma Luca che ha sempre studiato Leonardo da autodidatta – è uscito qualcosa. Poi, però, ho pensato al modo di scrivere, da destra a sinistra, utilizzato dal maestro: ho reso quindi speculare l’opera e sovrapponendola all’originale ho avuto le spiegazioni che cercavo. Il panneggio è stato reso volutamente più luminoso e, sempre attraverso la sovrapposizione delle immagini, si vede come la mano della Vergine spinga il Battista sul dorso della mano dell’Arcangelo Uriel. Un gesto inequivocabile che simula lo sgozzamento del Giovannino, la cui testa entra perfettamente nel macabro spazio tra la mano-artiglio della Madonna e quella di Urile, colui che la tradizione vuole aver portato sulla terra alcune scienze proibite come l’astrologia, l’astronomia e l’alchimia. Troppe coincidenze e altri segni strani anche nel drappeggio che il Bambino Gesù è intento a benedire. Studiando la demonologia ho intuito nel panneggio una presenza esoterica, quella di Asmodeo: un demone alto due palmi, ricurvo, cornuto custode dei tesori nascosti sulla terra, associato a Uriel e alla chiesa di Rennes les Chateaux, dove la sua statua appare schiacciata sotto il peso di un’acquasantiera”.

Immagini criptate, dunque, che il giovane lucano è riuscito a decodificare attesterebbero il messaggio misterioso che Leonardo ha voluto celare nelle sue pennellate: il trionfo della scienza sulla dottrina cattolica. E, ancora, uno studio storiografico puntuale che ha dato un nome e un volto a quella testa invisibile che, nel caso del romanzo Il Codice da Vinci di Dan Brown, si ipotizza poter sottostare la mano della Vergine. Non più solo teorie, ma codici reali di cui Caricato ha dato illustrazione nella trasmissioneEnigma (2007) di Corrado Augias e nelle numerose tavole rotonde che hanno richiamato l’attenzione di esperti, critici d’arte del calibro di Maurizio Marini e Luca Garai.

“Ci sarebbe anche – sottolinea Luca – la richiesta di collaborazione chiesta dall’Ateneo veneziano all’Unibas per ampliare gli studi sul codice che ho scoperto. Purtroppo, al momento, non ci sono fondi e rimane tutto in sospeso”. Ma lui è uno ostinato: continuerà a dipingere alla Dali e alla Magrit (tra le opere di Caricato, Traditi tra pietre in collettiva, nel 2006, alla Pinacoteca Provinciale di Potenza nella mostra A Berlino c’era un buco ricevendo dal critico d’arte Philippe Daverio un premio consistente in una borsa di studio). Oggi Caricato continua a parlare dei suoi studi in tutta Italia (rispettando purtroppo la regola non scritta che nessuno è profeta nella propria casa) da dove riceve, quasi quotidianamente, inviti a presentare le sue ricerche. Ricerche che parlano dell’aspetto artistico-esoterico di autori illustri come Leonardo da Vinci, il Caravaggio, David Teniers, ma anche di autori minori come il Conversi, suo corregionale di Matera che nascose nelle sue opere le stesse eresie dei grandi autori prima citati. Continuerà a produrre spot e cortometraggi dal contenuto socio-educativo, a insegnare nella formazione e, soprattutto, ad allungare lo sguardo oltre quella linea impercettibile del visibile. Magari questa volta analizzando l’enigmatico sorriso della Gioconda.

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